"A piedi nudi nel bosco" di Giulia Callegaro

A piedi nudi nel bosco

Gli alberi sono una fonte di ricerca naturale. Danno serenità e “parlano” al sistema immunitario uno scambio tra uomo e piante che era già noto agli antichi e che noi oggi dobbiamo recuperare.

Di Giulia Callegaro

La quercia per ricaricarsi, il pino contro la depressione, la betulla per calmarsi: trova la specie giusta e abbracciala.

Gli alberi sono la vera centrale energetica della salute e del benessere interiore, e non è solo romanticismo. Secondo studi scientifici, infatti, camminare in un bosco, abbracciarlo stare vicino un albero può ricaricare, guarire malattie e aiutare a superare problemi psicologici. Ciò si deve certo allo scambio dell'anidride carbonica con l'ossigeno, ma molto di più al fatto che riconnette uno alla sorgente vitale, -per la filosofia dello yoga il “Prana”- universale.

È un'esperienza comune, d'altro canto, quella di passeggiare nel verde e trovarsi a fare dei respiri a pieno petto, sentendo dall'interno un senso di espansione, di forza, di rigenerazione. Si tratta di una reale percezione dell'interazione che avviene tra il campo energetico umano -l’aurea- e quello vegetale. L'attrazione che l'organismo prova per il verde quando è in condizioni di deficit energetico ha un nome preciso: “bibliofilia”, mentre in Paesi come il Giappone la ”silvoterapia” –‘l’arte di abbracciare gli alberi- è diventata una pratica diffusa negli ospedali e nelle scuole. Con effetti miracolosi, tanto che il Taoismo già la includeva tra le terapie utile a guarire gli organismi interni.

Messaggeri di endorfine

Per capire quanto sia concreto questo scambio tra le piante e gli esseri umani, basta portare i risultati di recenti scoperte, secondo il quale le piante tra loro comunicherebbero attraverso molecole emesse all'esterno. È proprio questo sarebbero I messaggeri che raggiungono il nostro sistema immunitario, promuovendo così la salute psichica e fisica. Sarebbe addirittura dimostrato che il nostro inconscio riceva una ricarica anche a distanza, e che già alla vista della foto di uno sfondo alberato venga stimolata l'endorfina, il neurotrasmettitore che dà senso di gioia. Ciò spiega, al contrario, anche perché l'allontanamento del nostro stile di vita dall'ambiente naturale abbia aumentato i danni dello stress e diffuso nuove malattie dovute al malessere che dalla psiche si è fissato al corpo. Lo stesso ambiente naturale a subito un grande stress dallo stile di vita moderno, come spiega bene l'autore del bestseller “La saggezza del bosco” (Garzanti), Peter Wohlleben. Il saggista tedesco, nel raccomandare “Bagni di alberi”, consiglia fortemente di scegliere in ambienti naturali non in piantagioni addomesticate dall'uomo e di prediligere la specie native che non abbiano subito trattamenti. “Allora, l'energia è molto più intensa” dice. Per tutelare questa forza da cui dipende la Vita, Wohlleben raccomanda di fare un uso corretto della natura: ” solo quello che veramente serve”.

Il modo giusto di usare la natura

Di questo erano consapevoli popoli antichi, molto più affidati di noi alla benefica interazione tra uomo e natura. Rifacendosi a queste saggezze, ben raccontate nel libro “le energie positive degli alberi” di Beatrice Bouchardon (Mondadori), cerchiamo allora di stilare un piccolo prontuario di emergenza per ricaricarci attraverso le piante, con alcuni consigli su quale albero scegliere come proprio ”terapeuta”. Ad esempio, in caso di stanchezza, per avere il massimo della ricerca sarebbe meglio avvicinarsi al lato sud dell'albero, e se invece ci si sente nervosi sarebbe bene sedersi e meditare al lato nord. Le modalità per entrare in contatto con la bioenergia, poi, sono varie: abbracciare l'albero (la parola tecnica è tree hugging) è forse la più nota. Ma anche sedere con i palmi aperti in direzione della sfera di energia che circonda la pianta è un ottimo sistema, soprattutto per chi già fosse consapevole del flusso del “Prana” che è alla base di ogni forma di Vita. Meditare ai piedi di una pianta o concentrarsi con lo sguardo su di essa sono poi tecniche ancora più efficaci. Scegli il tuo “terapeuta” Vale sempre la regola dell'istinto, la voce interiore, se ben ascoltato, ci guiderà nell'approccio. Lo stesso si dica per la scelta dell'albero: quello che magnetizza la nostra attenzione ha sicuramente qualcosa da darci. In linea generale, è consigliata la quercia per una generale ricarica, essendo l’albero più energetico del bosco. Il pino è ottimo contro la depressione, la betulla porta calma, l’acacia porta dolcezza. Esistono anche alberi che prendono energia, che diventano degli ottimi alleati quando si tratta di liberarsi di vibrazioni negative. Il più noto il più efficace è il tremulo, seguono il ginepro, il pioppo, il salice e il castagno. L'effetto in questo caso e di purificazione. Insomma, stare bene potrebbe essere un affare meno complicato di quello che sembra dal punto di vista del tran tran cittadino, e non chiede di aggiungere rimedi, ma di togliere schermi a quello che già esiste. Articolo di Giulia Callegaro