Il Dio Pan, il re dei boschi e degli istinti naturali

Il dio Pan, il re dei boschi e degli istinti naturali Nella mitologia greca, esiste una divinità pastorale che vive nella regione montuosa dell’Arcadia, dove pascola greggi e alleva api.

E’ un essere dall’aspetto terrificante (il corpo ricoperto da folti peli neri, le orna e le zampe da caprone) e dal carattere impetuoso e irascibile, ma non per questo malvagio. E’ il dio Pan, il dio dei boschi, espressione della totalità selvaggia della Natura, rappresentazione dell’impulsività degli istinti e della virilità.

Dedito a rincorrere, sedurre e possedere le ninfe, ma anche amante della quiete del mezzogiorno, il dio Pan non rinuncia mai alla sua siesta pomeridiana, che sarebbe meglio non interrompere, pena la sua improvvisa e rumorosa comparsa dall’effetto terrifico e paralizzante. Si tratta forse dello stesso terrore e della stessa paralisi raccontati da chi sostiene di aver avuto un “attacco di panico”?

Gli Dei sono diventati malattie (C.G. Jung)

Lo ricorda lo psicologo e saggista James Hillman, allievo di C.G. Jung e fondatore della Psicologia Archetipica: gli archetipi - rappresentati simbolicamente da tutti gli dei dell’Olimpo - abitano l’Universo quanto l’Individuo, ma ai nostri tempi gli dei sono stati interiorizzati nella patologia; vivono nei nostri sintomi, pretendendo inesorabilmente riconoscimento e attenzioni.

Potremmo allora immaginare l’attacco di panico, con il suo respiro affannoso, il ritmo cardiaco accelerato e rumoroso, la confusione e la sensazione di svenire nonché la grande paura, il terrore di morire, come il ritorno del dio Pan che avevamo esiliato dalla nostra vita?

Quando forti dei nostri ideali-regole-moralismi tendiamo a tenere tutto sotto controllo con imperituro senso di responsabilità e di dovere, quando ci ritroviamo da tempo a seguire gli stessi “intoccabili” schematismi e rischiamo così – il più delle volte senza rendercene conto – di rimuovere dalla nostra esistenza passioni ed emozioni intense, ecco che allora potrebbe insorgere una grande angoscia, un’occasione per riprendere contatto con l’animalità inquietante che ci abita.

Insomma, se allontaniamo dalla nostra vita l’istintualità, il dio Pan ingabbiato si ribella e irrompe drammaticamente nel nostro quotidiano per avvisarci che siamo in pericolo perché stiamo ostacolando il fluire della nostra libido, soffocando la nostra parte più creativa e più istintiva. Ci invita ad ascoltare ciò che c’è dentro di noi e individuare una nuova direzione per poterlo esprimere.

L’energia e la vitalità istintuali alle quali era stato impedito di scorrere liberamente ritornano a manifestarsi impetuosamente con l’attacco di panico: il cuore - centro del pulsare degli affetti - batte all’impazzata reclamando un “nuovo” ritmo; il respiro affannoso e rumoroso dichiara la voglia, il desiderio di un nuovo scambio con il mondo; il senso di disorientamento obbliga a considerare altri punti di vista e la paura di svenire allude alla possibile perdita di coscienza. E la paura di morire? In tutta la sua intensità, sembra essere la piena consapevolezza della necessità di un “risveglio” a se stessi, di una rinascita: il vecchio stile di vita deve decedere e lasciare posto a una rinnovata esistenza, capace di saper accogliere di nuovo il ritorno degli dei.

Un’ultima riflessione... Esiste forse un altro momento della nostra vita - sano e nutriente, quanto naturale e irrinunciabile – durante il quale il cuore comincia a battere sempre più velocemente, la respirazione si fa sempre più presente ed eloquente, la mente comincia a obnubilarsi sopraffatta dai sensi e non si desidera altro che perdere coscienza per quell’istante che odora di infinito?

Si, proprio quello.

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Dottoressa Maria Ceriani medico psicoterapeuta ​​

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